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   di Cristiano Bernacchi
2022-02-15T00:00:00+01:00
2022-02-17T00:00:00+01:00
Arcidosso

 

 

Da programmatore a produttore di birra, il ritorno alle origini di Jean Claude Zacchini



Una carriera in ascesa a Roma, ma la nostalgia della sua cara Amiata si fa sentire e inizia così a rimettere tutto in discussione



A distanza di quasi 40 anni  “Il ragazzo di campagna”, film cult degli anni ’80, continua ad essere attuale. A confermarlo la storia Jean Claude Zacchini, un “Artemio” dei tempi moderni, cresciuto tra le galline del Monte Amiata (GR). Qui Jean Claude si diploma nel 1997, ma sogna la città da tempo, così si trasferisce a Roma, dove si forma come programmatore informatico fino a lavorare per società quali Telecom e Costa Crociere. La città è uno spasso e la carriera in forte ascesa, ma la nostalgia della sua cara Amiata dopo un pò inizia a farsi sentire, nonostante la sua famiglia l’abbia seguito nella capitale, dove ormai vivono sotto lo stesso tetto da più di 10 anni.

Una nuova vita

Inizia così a rimettere tutto in dubbio e a guardarsi intorno fino a scoprire che la Terranova Software (Srl nel mercato Energy & Utilities) con sede anche a Grosseto, ha posizioni aperte per programmatori informatici. Fissa un colloquio e dopo pochi mesi ottiene il lavoro, riallaccia i rapporti con i vecchi amici amiatini e conosce la sua futura moglie, di Arcidosso, il comune dove è cresciuto e dove si trasferisce. La vita di paese gli piace, l’amore ha il vento in poppa e l’età è quella giusta per prendere decisioni definitive. Decide così di licenziarsi, convola a nozze e mette su famiglia in campagna vicino a dove è cresciuto (Arcidosso). Qui fonda un’azienda agricola biologica “AdMeata” che produce castagne ed olio extra vergine di oliva, ma sua vera passione è un’altra, il luppolo, che inizia a coltivare.

Da programmatore a produttore

Raggiunto in Amiata, gli abbiamo chiesto cosa l’ha spinto a lasciare la città ed un posto sicuro. «Dopo 19 anni da programmatore informatico sentivo che questa non era più la mia strada. Sono partito a 20 anni in cerca di stimoli ed emozioni che la capitale mi ha saputo dare. Ottimi stipendi, una vita frenetica e piena di occasioni che, con il passare degli anni non mi appagavano più, facendomi rivalutare la vita di campagna ed il paese che avevo lasciato». – E perché proprio il luppolo e in Amiata? – «Ho sempre coltivato la passione della birra e trovandomi in Amiata, dove il luppolo cresce spontaneo, mi sono detto perché non provare? La terra è buona il clima è ottimo così 6 anni fa ho aperto la mia azienda agricola, iniziando a dedicarmi anche al luppolo. In collaborazione con l’Università della Tuscia sono partito con poche piante, coltivate in un terreno dietro casa (100 piante circa) che a breve diventeranno 600».

Il luppoleto

Sì, perché oltre alla coltivazione dietro casa, la sua produzione di luppolo sta crescendo fino ad avere un “Luppoleto” in loc. Pescina, dove in primavera (2022) saranno messe a dimora altre 400 piante che cresceranno sopra gli 800 metri. Oggi collabora con due birrifici, uno locale ed uno fuori regione, sfornando circa 1.200 litri di birra divisi in tre qualità: una birra di castagne, una IPA ed una birra allo zafferano che vedrà la luce nel 2022. La produzione è destinata a crescere, una volta che il nuovo luppoleto sarà in piena produzione, si parla di circa 6000/7000 lt. di birra artigianale. Al momento le birre adMeata si trovano in alcuni ristoranti e pizzerie dell’Amiata, in due punti vendita a Grosseto e nell’e-commerce aziendale (www.admeata.it), dove si trovano anche altri prodotti dell’azienda agricola, alcuni dei quali recentemente premiati dalla Regione Toscana e dal Gambero Rosso per la loro qualità. Oggi Jean Claude è un uomo felice, soddisfatto della sua scelta e orgoglioso delle proprie produzioni, convinto che il luppolo amiatino possa dire la sua nel gotha delle birre artigianali nazionali.

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